SISTRI E CLASSIFICAZIONE DEI RIFIUTI – 30/05/2010

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NOTA INFORMATIVA SUL SISTRI E LE DIFFERENTI CATEGORIE DI RIFIUTI

 

Introduzione

Secondo la direttiva 2008/98, viene definito «rifiuto» qualsiasi sostanza od oggetto di cui il

detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi. In altre parole, l’essere elencato nella

lista del catalogo Europeo dei Rifiuti non caratterizza di per se una sostanza od un materiale come

rifiuto: per qualificare “rifiuto” una sostanza, un materiale o, più in generale, un bene risulta

determinante il comportamento che il soggetto tiene o è obbligato a tenere o intende tenere.

Un secondo aspetto fondamentale riguarda il fatto che il produttore di un rifiuto è uno dei pochi

soggetti (e a volte l’unico) in grado di fornire informazioni relative ad importanti caratteristiche

quali la pericolosità, la possibilità di riutilizzo, o la presenza di specifiche sostanze nel rifiuto. In

pratica, la conoscenza del processo produttivo o del ciclo di consumo che ha generato quel rifiuto è un dato imprescindibile dalla sua classificazione.

Questo concetto, che trova la sua più sempliceapplicazione nella raccolta separata dei rifiuti urbani, laddove è il cittadino che sulla base dellasemplice scelta del cassonetto, decide se avviare il rifiuto allo smaltimento o ad un processo direcupero e valorizzazione – è il principio basilare attraverso il quale un potenziale pericolo perl’ambiente può essere trasformato in una risorsa.

Se quindi è evidente che un rifiuto accompagnato dalle informazioni relative al processo che lo ha

generato ha molte più probabilità di trasformarsi in una risorsa rispetto ad un rifiuto di provenienza

ignota, è altrettanto evidente che la perdita di tali informazioni costituisce un danno ambientale ed

economico irreparabile. La tracciabilità dei rifiuti (in tutte le fasi della generazione, del trasporto,

dello smaltimento e del recupero) non ha quindi solo una funzione di tutela della legalità: è anche

uno strumento fondamentale con evidenti benefici per l’ambiente, l’economia, e la conservazione

delle risorse.

Gli obiettivi di migliore gestione e valorizzazione dei rifiuti possono però essere conseguiti solo a

fronte di una maggiore consapevolezza (a livello del singolo cittadino,e delle piccole, medie e

grandi imprese) delle problematiche e delle opportunità che caratterizzano la produzione e la

gestione dei rifiuti.

Questo breve documento e’ relativo alle caratteristiche ed alla classificazione dei rifiuti.

L’intenzione è quello di fornire un documento che serva da orientamento a tutti coloro che, pur non

avendo conoscenze specialistiche, abbiamo la necessità di comprendere sia gli adempimenti relativi

al SISTRI, che le opportunità che una migliore gestione dei rifiuti può offrire.

Soggetti obbligati all’iscrizione al SISTRI

Gli adempimenti al SISTRI sono diversificati per le varie classi di rifiuti urbani, speciali non

pericolosi, e speciali pericolosi. Nel seguito vengono riportate le descrizioni delle diverse tipologie

di rifiuti, alcune indicazioni pratiche per la classificazione dei rifiuti, e per la caratterizzazione della

pericolosità dei rifiuti stessi.

Rifiuti urbani e assimilati

Non sono soggetti all’iscrizione al sistri i privati cittadini che producono rifiuti urbani.

I comuni, in qualità di produttori di rifiuti urbani e gestori del servizio pubblico di raccolta e

trasporto di rifiuti urbani (iscritti nella Categoria 1 dell’Albo Nazionale gestori ambientali) non

sono tenuti ad iscriversi al SISTRI. Per tali soggetti permane l’obbligo di dichiarazione MUD ai

sensi dell’ art.189, comma 5 del d.lgs. n.152/2006. Il tracciamento dei rifiuti urbani, assicurato dal

SISTRI, comincia dal primo impianto di gestione dei rifiuti urbani.

I comuni e i gestori del servizio pubblico di raccolta e trasporto di rifiuti urbani della regione

Campania devono, invece, ai sensi dell’articolo 2 del DM 17 dicembre 2009, iscriversi al SISTRI,

rispettivamente nella categoria rifiuti urbani della regione Campania e trasportatori rifiuti urbani

regione Campania.

In base all’articolo 184, comma 2, del D. Lgs 12/2006 e s.m.i., sono rifiuti urbani:

a) i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile

abitazione;

b) i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di cui alla

lettera a), assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità, ai sensi dell’articolo 198, comma

2, lettera g);

c) i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade;

d) i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle

strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali

e sulle rive dei corsi d’acqua;

e) i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali;

f) i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da

attività cimiteriale diversi da quelli di cui alle lettere b), c) ed e).

Rifiuti speciali

I rifiuti speciali si classificano, in base alle caratteristiche di pericolosità in rifiuti pericolosi e

rifiuti non pericolosi.

Rifiuti Speciali non pericolosi (art. 184, comma 3 lettere c, d, g)

In base al D.M. 17/12/2009, i produttori dei rifiuti non pericolosi elencati all’articolo 184, comma 3,

lettere c, d e g del D. Lgs 12/2006 sono soggetti ad iscrizione al SISTRI se imprese od enti con più

di 10 dipendenti. Possono iscriversi volontariamente se imprese od enti con meno di 10 dipendenti.

Tali rifiuti sono:

c) i rifiuti da lavorazioni industriali;

d) i rifiuti da lavorazioni artigianali;

g) i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla

potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da

abbattimento di fumi.

Rifiuti Speciali non pericolosi (art. 184, comma 3, altre lettere)

In base al D.M. 17/12/2009, gli enti produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti da attività

diverse da quelle di cui all’articolo 184, comma 3, lettere c), d) e g) del decreto legislativo 3 aprile

2006, n. 152 possono aderire su base volontaria al sistema SISTRI. Tali rifiuti sono:

a) i rifiuti da attività agricole e agro-industriali;

b) i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti che derivano

dalle attività di scavo, fermo restando quanto disposto dall’articolo 186;

e) i rifiuti da attività commerciali;

f) i rifiuti da attività di servizio;

h) i rifiuti derivanti da attività sanitarie;

i) i macchinari e le apparecchiature deteriorati ed obsoleti;

l) i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti;

m) il combustibile derivato da rifiuti.

Rifiuti Pericolosi

Gli enti e le imprese produttori di rifiuti pericolosi sono sempre soggetti all’iscrizione al SISTRI. Ai

sensi dell’art. 6. comma 1 del DM 17/12/2009, i soli produttori di rifiuti pericolosi che non sono

soggetti ad iscrizione sono coloro che non sono inquadrati in un’organizzazione di ente o di

impresa. In altre parole i liberi professionisti, (medici, dentisti etc.) e altre categorie di soggetti che

non sono imprenditori o artigiani e quindi non sono inquadrati in un’organizzazione di ente o di

impresa non sono tenuti all’iscrizione al SISTRI nemmeno in caso di produzione di rifiuti

pericolosi. La corretta classificazione di un rifiuto in pericoloso o non pericoloso riveste una grande

importanza non solo ai fini dell’iscrizione al SISTRI, ma in generale per una corretta gestione dei

rifiuti ed una maggiore protezione dell’ambiente.

Classificazione dei rifiuti: Attribuzione del codice CER

Per identificare un rifiuto nell’elenco occorre procedere come segue:

1. Identificare la fonte che genera il rifiuto consultando i titoli dei capitoli da 01 a 12 o da 17 a

20 per risalire al codice a sei cifre riferito al rifiuto in questione, ad eccezione dei codici dei

suddetti capitoli che terminano con le cifre 99. È possibile che un determinato impianto o

stabilimento debba classificare le proprie attività riferendosi a capitoli diversi. Per esempio

un fabbricante di automobili può reperire i rifiuti che produce sia nel capitolo 12 (rifiuti

dalla lavorazione e dal trattamento superficiale di metalli), che nel capitolo 11 (rifiuti

inorganici contenenti metalli provenienti da trattamento e ricopertura di metalli) o ancora nel

capitolo 08 (rifiuti da uso di rivestimenti), in funzione delle varie fasi della produzione.

Nota: I rifiuti di imballaggio oggetto di raccolta differenziata (comprese combinazioni di

diversi materiali di imballaggio) vanno classificati alla voce 15 01 e non alla voce 20 01.

2. Se nessuno dei codici dei capitoli da 01 a 12 o da 17 a 20 si presta per la classificazione di

un determinato rifiuto, occorre esaminare i capitoli 13, 14 e 15 per identificare il codice

corretto.

3. Se nessuno di questi codici risulta adeguato, occorre definire il rifiuto utilizzando i codici di

cui al capitolo 16.

4. Se un determinato rifiuto non è classificabile neppure mediante i codici del capitolo 16,

occorre utilizzare il codice 99 (rifiuti non altrimenti specificati) preceduto dalle cifre del

capitolo che corrisponde all’attività identificata al precedente punto 1.

Classificazione ed identificazione dei Rifiuti pericolosi

Dal punto di vista pratico, per verificare se un determinato rifiuto va classificato come pericoloso,

occorre procedere nel modo seguente:

1) si individua, nel Catalogo Europeo dei Rifiuti, (allegato D al D. Lgs 152/2006) il codice

CER pertinente (secondo la procedura già indicata al punto precedente per la classificazione

dei rifiuti)

2) se il codice CER pertinente è seguito da un asterisco, il rifiuto va considerato pericoloso

senza la necessità di effettuare ulteriori analisi.

3) se lo stesso rifiuto può essere catalogato con due codici CER differenti, di cui uno con

asterisco ed il secondo senza asterisco (codici “a specchio”) l’attribuzione al rifiuto della

caratteristica di pericolosità o di non pericolosità dovrà essere fatta sulla base della

conoscenza del processo che ha portato alla produzione del rifiuto e dell’analisi chimicofisica

del rifiuto.

In questo secondo caso è evidente che il produttore del rifiuto dovrà rivolgersi ad un laboratorio od un istituto specializzato per effettuare la classificazione, in quanto le analisi dei rifiuti devono venire effettuate adottando metodiche analitiche standard effettuate da un laboratorio certificato.

4) Un ragionamento analogo va applicato per qui rifiuti per i quali non è possibile individuare

un codice CER specifico, e quindi si utilizza il codice 99 per le ultime due cifre: i “rifiuti

non specificati altrimenti”. Tale “codice 99” si applica ad ogni titolo e sottotitolo dell’elenco

rifiuti per catalogare anche quelle tipologie di rifiuti non riconducibili ad uno specifico

codice CER, ma che comunque possono essere talvolta prodotti. Con l’esclusione dei rifiuti

contenenti oli esausti (che vengono tutti considerati pericolosi inclusi quelli classificati con

il codice 13 08 99*) è evidente che una volta adottato il codice 99, il rifiuto andrà poi

classificato come pericoloso o non pericoloso sulla base dei test analitici citati già al punto

precedente.

5) Va infine ricordato che è compito e responsabilità del produttore o di colui che smaltisce o

tratta il rifiuto di classificarlo correttamente, in base ai criteri sopra richiamati.

Caratteristiche di pericolosità – la normativa in vigore

In base alla D. Lgs 152/2006 art. 184, comma 5 “Sono pericolosi i rifiuti non domestici indicati

espressamente come tali, con apposito asterisco, nell’elenco di cui all’Allegato D alla parte quarta del presente decreto, sulla base degli Allegati G, H e I alla medesima parte quarta”.

La classificazione dei rifiuti in pericolosi stabilita nel D. Lgs 152/2006 rispecchia quella riportata

nella decisione 2000/532/CE (e successive modifiche ed integrazioni) relativa all’elenco europeo

dei rifiuti.

Ai fini della classificazione di un rifiuto come pericoloso o non pericoloso bisogna:

a) verificare l’esistenza o meno della voce specchio per quella determinata tipologia di rifiuto. In base a quanto riportato nel punto 5 dell’introduzione dell’allegato alla decisione 2000/532/CE, alcune sostanze pericolose, infatti, e più precisamente le sostanze classificate pericolose ai sensi della direttiva 67/548/CEE e successive modificazioni, sono da considerarsi automaticamente rifiuti pericolosi nel momento in cui diventano rifiuti. Tali sostanze sono, in pratica, quelle che danno luogo ai rifiuti pericolosi che non presentano voce speculare. Per il rifiuto derivante da tali sostanze non è, dunque, richiesta alcuna analisi essendo esso automaticamente classificato come rifiuto pericoloso.

Per quanto riguarda i rifiuti caratterizzati da voci speculari la decisione 2000/532/CE, al punto 6

dell’allegato riporta che se un rifiuto è identificato come pericoloso mediante riferimento specifico

o generico a sostanze pericolose, esso è classificato pericoloso solo se le sostanze raggiungono

determinate concentrazioni (ad esempio percentuale rispetto al peso), tali da conferire al rifiuto in questione una o più delle proprietà di cui all’allegato III della direttiva 91/689/CEE del Consiglio.

Il criterio della concentrazione si applica, dunque, esclusivamente nei casi in cui i rifiuti sono

classificati con voci speculari, una riferita al rifiuto pericoloso e una al rifiuto non pericoloso, infunzione del contenuto di sostanze pericolose. Ove non esistono tali voci specchio la concentrazione limite non è richiesta, rimanendo come unico criterio quello preesistente della natura e provenienza del rifiuto pericoloso.

Nello stesso punto 6 dell’allegato alla decisione 2000/532/CE è, inoltre, specificato che per le

caratteristiche da H3 a H8, H10 e H11 si applica l’articolo 2 della decisione 2000/532/CE stessa,

mentre per le caratteristiche H1, H2, H9, H12, H13 e H14 l’articolo 2 della decisione non prevede al momento alcuna specifica.

All’articolo 2 della decisione vengono riportate le caratteristiche di pericolo per i codici da H3 a

H8, e per i codici H10 e H11:

· punto di infiammabilità £ 55°C,

· una o più sostanze classificate come molto tossiche in concentrazione totale ³ 0,1%,

· una o più sostanze classificate come tossiche in concentrazione totale ³ 3%,

· una o più sostanze classificate come nocive in concentrazione totale ³ 25%,

· una o più sostanze corrosive classificate come R35 in concentrazione totale ³ 1%,

· una o più sostanze corrosive classificate come R34 in concentrazione totale ³ 5%,

· una o più sostanze irritanti classificate come R41 in concentrazione totale ³ 10%,

· una o più sostanze irritanti classificate come R36, R37, R38 in concentrazione totale ³ 20%,

· una sostanza riconosciuta come cancerogena (categorie 1 e 2) in concentrazione totale ³ 0,1%,

· una sostanza riconosciuta come cancerogena (categoria 3) in concentrazione totale ³1%,

· una sostanza riconosciuta come tossica per il ciclo riproduttivo (categorie 1 o 2) classificata

come R60 o R61 in concentrazione totale ³ 0,5%,

· una sostanza riconosciute come tossica per il ciclo riproduttivo (categoria 3) classificate come

R62 o R63 in concentrazione totale ³ 5%,

· una sostanza mutagena della categoria 1 o 2 classificate come R46 in concentrazione totale ³

0,1%,

· una sostanza mutagena della categoria 3 classificata come R40 in concentrazione totale ³ 1%.

Per quanto attiene alle caratteristiche H1, H2, H9, H12, H13, l’assenza di valori di riferimento

implica, automaticamente, l’impossibilità di declassificare da rifiuto pericoloso a rifiuto non

pericoloso un rifiuto contenente una o più sostanze aventi tali caratteristiche, a prescindere dallaloro concentrazione; ne consegue che tale rifiuto non potrà mai essere classificato come “non pericoloso”.

L’attribuzione del codice pericoloso o non pericoloso ad un rifiuto che presenta voce specchio si riconduce quindi alla ricerca delle sole caratteristiche di pericolo per i codici da H3 a H8, e per i codici H10 e H11 che si ritiene debbano essere ricercate in base all’origine del rifiuto.

Tale approccio, mirato alla ricerca di specifiche sostanze ed alla misura di definite caratteristiche di

pericolosità è, evidentemente, da ritenersi valido ai fini dell’attribuzione del corretto codice

(pericoloso o codice specchio non pericoloso) nel caso in cui sia nota l’origine del rifiuto e, quindi,

si sappia con una certa precisione quali sostanze e parametri andare a ricercare.

In ogni caso si deve avere la certezza che il rifiuto non sia venuto a contatto con possibili fonti di contaminazione.

Si segnala, comunque, che la classificazione di un rifiuto identificato da una “voce a specchio” e la conseguente attribuzione del codice, in base a quanto espressamente riportato dalla decisione 2000/532/CE, sono effettuate dal produttore/detentore del rifiuto.

In particolar modo, il produttore, in quanto a conoscenza del ciclo produttivo di origine del rifiuto, dovrebbe avere tutte le informazioni sulla composizione chimico fisica dello stesso e sapere, quindi, quali sostanze e parametri andare a misurare.

L’origine del rifiuto, il ciclo di produzione e le relative caratteristiche chimico fisiche rappresentano

una parte delle informazioni necessarie, ai fini della sua caratterizzazione, anche in base a quanto

previsto dalla decisione 2003/33/CE e dal DM 3 agosto 2005 sui criteri di ammissibilità dei rifiuti

in discarica.In base al citato DM 3 agosto 2005, infatti, la responsabilità di tale caratterizzazione è a carico del produttore e deve essere effettuata in corrispondenza del primo conferimento e ripetuta ad ogni variazione significativa del processo che origina i rifiuti.

Qualora l’origine del rifiuto e/o la sua composizione non siano facilmente individuabili

l’attribuzione del codice, pericoloso o non pericoloso, risulta, invece, decisamente più complessa. In

tale caso la ricerca di tutte le sostanze pericolose potenzialmente presenti nel rifiuto e delle relative

caratteristiche di pericolosità risulta difficilmente fattibile da un punto di vista tecnico-economico.

Tale situazione combinata con l’applicazione del principio di massima precauzione suggerirebbe di classificare il rifiuto sempre con il codice pericoloso.

Caratteristiche di pericolosità – la nuova direttiva 2008/98

La nuova direttiva 2008/98 sui rifiuti – in fase di recepimento in Italia – aggiorna le norme per la classificazione dei rifiuti pericolosi rispetto alla direttiva 91/689 CE, che verrà abrogata con effetto dal 12 dicembre 2010.

Fino a tale data, si applicheranno in via transitoria i criteri previsti dalla direttiva esistente, con

alcune modifiche introdotte nell’art. 41 (Abrogazioni e Disposizioni Transitorie) della nuova

direttiva.

Nel preambolo della direttiva viene ribadito il concetto di concentrazione soglia per la

classificazione come pericolosi di rifiuti contenenti sostanze pericolose “La classificazione dei

rifiuti come pericolosi dovrebbe essere basata, tra l’altro, sulla normativa comunitaria relativa alle sostanze chimiche, in particolare per quanto concerne la classificazione dei preparati come

pericolosi, inclusi i valori limite di concentrazione usati a tal fine. ..omissis… È inoltre necessario

mantenere il sistema con cui i rifiuti e i rifiuti pericolosi sono stati classificati in conformità

dell’elenco di tipi di rifiuti stabilito da ultimo dalla decisione 2000/532/CE della Commissione (3)

al fine di favorire una classificazione armonizzata dei rifiuti e di garantire una determinazione

armonizzata dei rifiuti pericolosi all’interno della Comunità”.

In relazione alla classificazione dei rifiuti pericolosi, i cambiamenti da evidenziare rispetto alla

normativa precedente sono i seguenti:

· in base alla definizione riportata nell’art. 3, comma 2 della nuova direttiva sui rifiuti si

intende per “rifiuto pericoloso” un rifiuto che presenta una o più caratteristiche

pericolose di cui all’allegato III”;

· tale allegato, si adegua pienamente alla normativa in materia di classificazione delle

sostanze e preparati pericolosi, introducendo rispetto al precedente Allegato III la

caratteristica di pericolo H13 1 “Sensibilizzante” e modificando la definizione della

caratteristica H10 (il termine “Teratogeno” viene sostituito da “Tossico per la

riproduzione”)

· nelle note esplicative dell’allegato è altresì specificato che “L’attribuzione delle

caratteristiche di pericolo «tossico» (e «molto tossico»), «nocivo», «corrosivo», «irritante»,

«cancerogeno », «tossico per la riproduzione», «mutageno» ed «ecotossico» è effettuata

secondo i criteri stabiliti nell’allegato VI della direttiva 67/548/CEE” e che “ove pertinente

si applicano i valori limite di cui agli allegati II e III della direttiva 1999/45/CE”.

In pratica si ribadisce il concetto – esplicitato in forma tabellare all’art. 2 della comunicazione

2000/532 – secondo il quale la classificazione di pericolosità dei rifiuti viene fatta con gli

stessi criteri con cui si classifica un preparato, tenuto conto degli aggiornamenti normativi

intercorsi .

A chiarimento di quanto sopra, viene riportato in tabella 1 un quadro di collegamento fra i limiti riportati nella decisione 2008/532 e le caratteristiche di pericolosità elencate all’allegato III della direttiva:

· nella nuova direttiva viene, dunque, aggiunta la caratteristica “Ecotossico” (H14) tra quelle

per le quali l’attribuzione della caratteristica di pericolo viene effettuata secondo i criteri

stabiliti nell’Allegato VI della direttiva 67/548/CEE e negli allegati II e III della direttiva

1999/45/CEE”.

Non si fa più riferimento agli allegati I e II della precedente direttiva 91/689, presenti nel D. Lgs

152/2006 come allegati G ed H.

Principali normative Europee relative alla classificazione di sostanze e preparati di

interesse nella classificazione di rifiuti pericolosi.

Allo stato attuale, le principali normative europee in vigore relative alla classificazione di sostanze e preparati pericolosi di interesse per la classificazione dei rifiuti pericolosi sono le seguenti:

1) Il regolamento 1272/2008 relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio

delle sostanze e delle miscele che modifica e abroga le direttive 67/548/CEE e 1999/45/CE e

che reca modifica al regolamento (CE) n. 1907/2006;La direttiva 67/548/CEE concernente

la classificazione, l’imballaggio e l’etichettatura delle sostanze pericolose, (Direttiva del

Consiglio 67/548/CEE). Tale direttiva è stata abrogata dal regolamento 1272/2008 con

effetto 1° giugno 2015; le sostanze dovranno essere classificate in base a tale direttiva fino

al 1° dicembre 2010; dal 1° dicembre 2010 fino al 1° giugno 2015 si applicherà il regime di

doppia classificazione. L’allegato V della direttiva 67/548/CEE, contenente i metodi di prova, è stato soppresso dalla direttiva 2006/121/CE del Parlamento europeo e del Consiglio

a decorrere dal 1° giugno 2008

Come lavare l’auto ?Consigli per lavare l’automobile

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Come lavare l’auto nel modo giusto? Oggi ti insegno il modo di lavare la tua automobile quasi come un professionista risparmiando tempo ed evitando gli errori comuni.

Adottando qualche piccola accortezza la automobile preserverà la lucentezza iniziale prolungandone la durata nel tempo.

Scegli la giusta Luce

La prima cosa da fare nel momento in cui si pensa di lavare l’automobile è scegliere il luogo e l’ora in cui si vuole svolgere questa attività.

La tonalità di luce, che andrà ad illuminare la vostra auto, cambia durante la giornata e la bisogna scegliere con attenzione la luce migliore per individuare graffi, macchie, ammaccature ed aloni.

La tonalità di luce migliore avviene al mattino tra le 8 e le 11 ed al pomeriggio dalle 16 alle 19. Bisogna stabilirsi in una zona di ombra per evitare che l’auto si asciughi troppo rapidamente formando degli aloni.

Se si desidera lavare l’automobile alla sera nel proprio giardino bisogna comunque disporre di una illuminazione giardino a Led che riproduce la tonalità di luce delle suddette ore quindi tra i 4500 K e 5500 K.

Usa detergenti non aggressivi

I Detergenti a base di acido possono causare ossidazioni nelle scanalature dei cerchi in lega, e possono danneggiare le ruote dipinte con colori o vernici trasparenti. Utilizzare uno sgrassatore non aggressivo sulle ruote , evitando detergenti perché possono danneggiare la vernice se utilizzati.

Sembrerà assurdo ma il 60% della popolazione utilizza il detersivo per i piatti per lavare la propria automobile non sapendo che in questo modo  rimuovono i rivestimenti della cera protettiva esponendo il veicolo a scheggiature, macchie e graffi.

Sempre meglio a Mano!!!

Il modo migliore ed il più gentile per lavare la propria auto rimane il lavaggio a mano.Il lavaggio a mano consentirà di preservare il rivestimento protettivo della vernice.

asciuga-auto-silicone

Evaporando l’acqua rilascia minerali e sporcizia sulla vernice della vostra auto.

Pertanto sarebbe meglio asciugare la superficie con una spatola di gomma ( non quella per il ghiaccio ma simile come materiali agli spazzolini ).

Cliccando qui o sull’immagine potrai trovare dove acquistare la spatola di 30cm in silicone con manico a meno di 10 Euro. La spatola eviterà anche la creazione di fastidiosi aloni.

Ricordatevi di andare nell’ordine corretto : Ruote e pneumatici devono essere puliti prima di pulire e proteggere la vernice della vostra auto.

Un semplice lavaggio molto spesso non è sufficente per avere la vernice della macchina pulita. Le cacche degli uccellini e goccie di piogge acide dopo un po sono in grado di rovinare il mantello sottostante. Per rimuovere con delicatezza questi imprevisti è sufficente utilizzare un detergente liquido e strofinare sulla parte da correggere partendo da un tocco delicato ed aumentandolo di intensità fino a rimuove la cacca dell’infame pennuto.

Americano Lava Ford in giardino Fonte Immagine – Americano lava Ford in Giardino con getto a pressione

Quando si lucida la vernice , è possibile utilizzare una lucidatrice oscillante. I professionisti utilizzano una macchina lucidatrice rotante che riduce i tempi di posa , ma può danneggiare la vernice , se non stai attento .